Manifestazione 25 Aprile 2022: il discorso del Sindaco Cristiano Citterio.

Care concittadine, cari concittadini,
Sono trascorsi 77 anni dalla liberazione dell’Italia dall’oppressore nazifascista e mai come quest’anno sentiamo la necessità di celebrare insieme questa ricorrenza.
Dopo la lunga sfida della pandemia che ha messo a dura prova la nostra socialità e le nostre abitudini più radicate ci troviamo a confrontarci con una guerra in Europa che ci sconvolge con il suo carico di sofferenze e ambiguità che credevamo lontani. Il suo carico di morti da entrambe le parti, sia tra i militari che tra i civili, le sue inaudite violenze, la sospensione del diritto, le privazioni materiali, la distorsione delle notizie, la propaganda militare ci hanno proiettato in una realtà che sembrava relegata ai libri di storia ma che invece ci angoscia nel presente sollevando gli spettri di una escalation e perfino del conflitto nucleare.
Nella nostra storia recente cerchiamo delle risposte che difficilmente saranno soddisfacenti. Troppe sono infatti le differenze che il tempo e i luoghi pongono sotto i nostri occhi pur essendo sempre gli stessi gli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità a cui i cittadini di ogni nazione anelano dalla Rivoluzione Francese in poi. Identiche sono le rivendicazioni di giustizia e liberazione dall’invasore con cui, senza dubbio alcuno solidarizziamo e parteggiamo ma che ci costringono al confronto poi con dilemmi strazianti, ad esempio quando ciò si traduce in supporto militare pur nei limiti, stretti, della nostra Costituzione Repubblicana.
Una storia che però ci può insegnare tante cose: a capire innanzitutto chi siamo e imparare a non ripetere gli errori, a portare avanti il dialogo in ogni sede, a prevenire il conflitto in ogni modo.
Una storia che è fatta di uomini e donne come noi, con le nostre fragilità e i nostri dubbi. Una storia che è stata fatta, nel bene e nel male, anche da chi ha appartenuto alla nostra comunità. Ne abbiamo avuto esempio negli anni anche qui a Vedano con ricerche d’archivio consolidate in un recente libro. Ne abbiamo parlato proprio sabato scorso ascoltando la personale esperienza dalla viva voce degli ultimi testimoni di quell’epoca.
Quest’anno il Capo dello Stato Sergio Mattarella si recherà ad Acerra, città insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile, per commemorare un eccidio poco conosciuto dove persero la vita, come rappresaglia a una fiera resistenza, almeno 88 persone tra cui molte donne, anziani, ragazzi e bambini. Il rapporto della Wehrmacht del giorno dopo, il 2 ottobre 1943, nel suo crudo linguaggio militare lo confermava: “Scontro con bande italiane ad Acerra. L’area è stata completamente distrutta e gli abitanti sterminati”.
Il Presidente con questo gesto vuole infatti idealmente abbracciare tutti i luoghi che videro l’eroismo, la sofferenza e la morte di quanti si sacrificarono per consegnarci un Paese libero e democratico: nelle carceri e nei lager, a Cefalonia come a Montelungo. Ci invita a celebrare il 25 aprile come data fondativa della nostra democrazia oltre che di ricomposizione dell’unità nazionale per affermare i comuni valori di giustizia, libertà e pace pur conquistata da un popolo in armi dopo una guerra voluta dal regime fascista. Dove a pagare furono le popolazioni civili, contro le quali, in un tragico e impressionante numero di episodi sanguinosi, si scagliò la brutalità delle rappresaglie. Fu, quella, una crudele violenza contro l’umanità, con crimini incancellabili nel registro della storia, culminati nella Shoah.
Come sappiamo il Presidente Sergio Mattarella, garante della Costituzione, non ha alcun dubbio da che parte stare: «Abbiamo assistito, in queste settimane – con un profondo senso di angoscia – a scene di violenza sui civili, anziani donne e bambini, all’uso di armi che devastano senza discrimine, senza alcuna pietà. L’attacco violento della Federazione Russa al popolo ucraino non ha alcuna giustificazione […]. La pretesa di dominare un altro popolo, di invadere uno Stato indipendente, ci riporta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo.
L’incendio appiccato alle regole della comunità internazionale appare devastante; destinato a propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermarlo subito, scongiurando il pericolo del moltiplicarsi, dalla stessa parte, di avventure belliche di cui sarebbe difficile contenere i confini. Per tutte queste ragioni la solidarietà, che va espressa e praticata nei confronti dell’Ucraina, deve essere ferma e coesa.
È possibile che questo comporti alcuni sacrifici. Ma questi avrebbero portata di gran lunga inferiore rispetto a quelli che sarebbe inevitabile subire se quella deriva di aggressività bellica non venisse fermata subito». Così il Presidente Sergio Mattarella in un recente incontro con le associazioni combattentistiche e d’Arma.
Sono contento quindi di chiudere questa breve ma significativa cerimonia alla presenza di una rappresentanza di tutti i settori che si sono oltremodo impegnati in questo lungo e difficile anno di privazioni e restrizioni: ringrazio innanzitutto la sezione comunale dell’ANPI Basso-Sankara per il contributo all’organizzazione, la Polizia Locale, il Gruppo comunale di Protezione Civile, la Parrocchia San Maurizio, l’associazione Aeronautica Italiana, il Gruppo comunale “Silverio Beretti” dell’associazione nazionale Alpini, la filarmonica Ponchielli e infine ma non per ultima la testimonianza del Consiglio comunale dei Ragazzi e delle Ragazze dell’Istituto comprensivo Silvio Pellico per l’originale contributo e il messaggio di speranza che i giovani portano con loro.
È doveroso quindi rinnovare con forza il passaggio di testimone alle generazioni future per assicurare la continuità dei valori che ci ha consegnato la Resistenza e che dobbiamo difendere ogni giorno. Una pace che deve essere costruita con il contributo di ognuno di noi: innanzitutto non volgendo la testa dall’altra parte, rimanendo vicino a chi soffre, vivendo il suo dolore. Chi sa accogliere non combatte, non critica, non giudica. Chi sa accogliere parla solo per aiutare senza distinzioni e non per condannare. La cultura dell’accoglienza si diffonde con gesti e non con parole. In essa, prevalgono la comprensione, il rispetto della diversità, l’accettazione ed il dialogo che porta alla pace. Continuiamo così, nella convinzione che la pace si costruisce giorno dopo giorno, anche con piccoli gesti, costruendo rapporti veri e genuini, affrontando e superando ogni discordia, anche nella nostra piccola comunità.
Viva la Liberazione, viva la Repubblica, viva l’Italia!

(nella foto in alto, Il Sindaco Cristiano Citterio e la Sindaca del Consiglio Comunle delle Ragazze e dei Ragazzi onorano i Caduti Vedanesi delle guerre mondiali)