GIORNO DELL’UNITÀ NAZIONALE E GIORNATA DELLE FORZE ARMATE – Il discorso del Sindaco

GIORNO DELL’UNITÀ NAZIONALE E GIORNATA DELLE FORZE ARMATE – Il discorso del Sindaco

“Care concittadine, cari concittadini,
Anticipiamo oggi la celebrazione della ricorrenza del IV novembre, Festa dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate a ricordo e memoria dei caduti di tutte le guerre. Un appuntamento fortemente simbolico che cade nel giorno in cui terminava la Prima guerra mondiale, la Grande Guerra, un conflitto devastante che vide l’entrata in guerra del nostro paese nel maggio 1915 e che nonostante avesse visto l’Italia uscirne vincitrice e finalmente unita lasciò profonde cicatrici in un’Europa che mutava profondamente i propri assetti e confini. Per questo, più che celebrare l’anniversario della vittoria, come era denominata questa ricorrenza fino a un po’ di anni fa, festeggiamo il compimento dell’Unità Nazionale lungamente e dolorosamente atteso. Il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un recente discorso pubblico ha fatto una perfetta sintesi che condivido molto volentieri con voi: «Una guerra devastante, come mai avvenuto prima, purtroppo replicata solo due decenni dopo con il secondo conflitto mondiale. Scienza, tecnologia, metodologie erano state interamente dedicate ad annientare l’avversario. Scarsa attenzione era rivolta ai propri soldati. Il mondo era definitivamente cambiato e, purtroppo, a danno dell’umanità. La popolazione civile aveva pagato un prezzo altissimo. Quanti si trovavano a ridosso del fronte avevano dovuto subire ogni sorta di privazione e violenza. Negli anni successivi alla guerra e, quindi, per un periodo ancor più lungo del pur interminabile conflitto, le conseguenze avevano continuato a produrre sofferenze, in Italia e nell’intero continente europeo: vincitori e vinti accomunati dallo stesso destino. Al termine della Grande Guerra tante famiglie avevano pianto i propri cari che non avevano fatto più ritorno dal fronte. Tanti erano i dispersi. I congiunti, mai rassegnati, hanno continuato ad aspettarli per anni. Ma il Paese, seppur devastato e largamente impoverito, era anche finalmente libero e unito, da nord a sud». Così il nostro Presidente alla cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia. Oggi ricordiamo anche i Caduti di tutte le guerre, grandi e piccole, lunghe e brevi, vicine e lontane, sia tra i militari che tra i civili: perché tutte le guerre sono egualmente assurde, con il loro carico di morte e di dolore. Ricordiamo allora lo spaventoso numero di perdite umane tra il 1914 e il 1918 nel corso della Prima Guerra Mondiale: oltre 9 milioni di militari e 21 milioni di feriti molti dei quali rimasero menomati a vita; senza dimenticare il milione di civili che perirono a causa delle operazioni militari e un numero ancor più grande che perse la vita per carestie ed epidemie. Nella speranza che il sacrificio di tante vite umane possa risparmiare alla storia conflitti che oggi giorno sarebbero di portata devastante. Trenta anni fa cadeva il muro di Berlino e con esso terminava la Guerra Fredda del contrasto Est/Ovest. Quei giorni tanto attesi e di comprensibile euforia ci hanno consegnato un importante “dividendo di pace”, che ha portato alla ristrutturazione dei dispositivi militari in campo. Si preparavano, nel frattempo, nuove minacce non convenzionali. Nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe accaduto una decina di anni dopo, in particolare con l’attacco dell’11 settembre del 2001. E tutto ciò che ne sarebbe seguito fino ai conflitti e focolai d’odio ancora oggi accesi in varie parti del mondo. Papa Francesco, in un discorso di qualche anno fa affermava: «La guerra è una follia! La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione. La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere… sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: “A me che importa del mio fratello?”: a me che importa… “Sono forse io il custode di mio fratello?”. La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà… Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? È possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?”. […] gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere. […] Caino non ha pianto. Fratelli, l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto». Così il Pontefice davanti al Sacrario militare di Redipuglia, in provincia di Gorizia, dove vengono custodite le spoglie di oltre 100.000 soldati della Prima Guerra Mondiale. Commemorare significa ricordare insieme, dare un significato, fare tesoro di esperienze passate che devono diventare una guida per la nostra comunità, un faro per la nostra vita e una direzione per il progresso dell’Umanità. Commemorare significa anche imparare dagli errori del passato che devono diventare un monito per tutti, per scongiurare che si 1ripresentino magari in forme diverse ma proprio per quello più subdole. Commemorare significa condividere la memoria storica e passare il testimone alle future generazioni affinché la custodiscano e sia loro risparmiata la sofferenza di chi li ha preceduti. «Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza» ha recentemente affermato la senatrice a vita Liliana Segre. Tra gli ultimi testimoni viventi dell’orrore dei campi di sterminio nazisti ha detto in un’intervista di portare con grande onore il numero 75190 tatuato sul braccio perché rappresenta la vergogna di chi glielo ha fatto. Eppure nonostante questo, o forse proprio per questo, per essere memoria vivente di un folle progetto di cancellazione della razza, è oggetto a 89 anni di una quotidiana campagna di odio. E allora reagiamo, espelliamo i fenomeni di razzismo e intolleranza che si vanno diffondendo, solidarizzando con le vittime e mostrando il nostro dissenso affinché l’indifferenza non sia considerata complicità. Commemorare significa anche ringraziare con affetto le nostre Forze Armate. Ringraziare coloro che combattono perché la libertà e il diritto siano una conquista collettiva. Pensiamo a quegli italiani che abbiamo perso in missioni di pace all’estero, ma pure a tutti quegli operatori della sicurezza e delle forze dell’ordine che, quotidianamente anche nel nostro Paese, nelle nostre città consumano la propria vita per rendere la nostra più sicura e libera. Fondamentale allora il ruolo della famiglia e della scuola nel trasferire ai giovani i valori di democrazia, uguaglianza, libertà, fraternità, del confronto nel rispetto delle idee altrui, dell’importanza della cultura, della conoscenza scientifica, della storia e della libera informazione. Così oggi, se mi trovo tra voi, nel paese dove sono nato e cresciuto a pronunciare con convinzione queste parole lo devo all’esempio dei miei genitori e nonni (tra cui mio nonno Antonio, “Ragazzo del ’99”) e ai miei insegnanti tra cui il professor Alvisio Costabile, scomparso proprio ieri, a cui ero particolarmente affezionato e riconoscente, come del resto anche i tanti allievi che ha avuto a Vedano. Consentitemi di esprimere pubblicamente a nome di tutta l’Amministrazione comunale il profondo cordoglio per questa perdita che ha colpito la nostra comunità facendo sentire la nostra vicinanza alla famiglia. Sono pertanto immensamente grato al lavoro che stanno facendo studenti, insegnanti e dirigente scolastico con la loro costante e attiva partecipazione alle commemorazioni civiche. In particolare quest’anno va a loro il nostro incoraggiamento per l’elezione del nuovo consiglio comunale dei ragazzi. Un processo che li vedrà impegnati in un intenso percorso democratico e che porterà tredici di loro a rappresentare le loro istanze e a contribuire con le loro idee al miglioramento del paese in cui vivono. Ricordando il delicato, quotidiano, prezioso lavoro delle Forze dell’Ordine ringraziamo quelle a noi più vicine: il Comando di Stazione dei Carabinieri di Malnate, per l’apertura dello sportello di ascolto a Vedano tutti i martedì pomeriggio; in special modo il nostro Servizio di Polizia Locale, sempre più sollecitato dalla cittadinanza eppur sempre più presente e attento alle molteplici esigenze di sicurezza del nostro territorio. Uno speciale ringraziamento va poi al Capitano Galileo Lillo oggi qui presente in rappresentanza del Comandante della Brigata di Supporto al Quartier Generale Italiano del Corpo NATO a Dispiegamento Rapido, il Generale di Brigata Simone Giannuzzi della Caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, che già diverse volte in occasioni ufficiali ci ha onorato della sua significativa rappresentanza. Inoltre corre come sempre l’obbligo di ringraziare per il servizio reso al paese nei periodi di pace e di guerra le rappresentanze delle associazioni d’arma presenti oggi tra cui Bersaglieri e Aeronautica Militare e in particolare il gruppo comunale dell’Associazione Nazionale Alpini che contribuisce quotidianamente con un capillare servizio di volontariato ad alleviare il disagio in numerose famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà. Infine colgo l’occasione pubblica per dimostrare a nome di tutta la collettività la gratitudine alle associazioni vedanesi che si adoperano negli ambiti più diversi per rendere migliore il nostro comune e in particolare il nostro gruppo locale di Protezione Civile nel suo complesso ruolo di capofila dell’Area Omogenea, nonché tutte le altre associazioni che hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione di oggi tra cui la Filarmonica Ponchielli, che sottolinea sempre con eleganza i momenti più importanti della vita vedanese, l’ANPI per la costante e attiva presenza alle cerimonie civiche e l’AMEVO per la laboriosità che la contraddistingue. Invito quindi tutti i Vedanesi ad unirsi e dare una mano ai tanti volontari che fortunatamente già operano a Vedano ma che non sono mai a sufficienza per assicurare un futuro prospero e sereno alla nostra comunità oltre a rendere il nostro paese più bello e solidale.
Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia!”